Nuova Galleria Morone presenta questo silenzio intorno, un progetto di Domenico Grenci con Eugenia Delbue.
La mostra prende forma attorno a un’indagine sul ritratto che si sviluppa a partire da una relazione concreta e continuativa tra chi ritrae e chi posa. Il progetto rende visibile una corrispondenza tra pittore e modella, tra sguardo attivo e sguardo ricevuto, mettendo in discussione la direzione univoca della rappresentazione e interrogandosi su chi, nel processo, descriva realmente chi.
A partire da gennaio 2025, Domenico Grenci ed Eugenia Delbue si incontrano in studio e in contesti all’aperto per dare forma a un processo fondato su attenzione, ascolto e presenza. In lunghe sessioni di immobilità, Delbue posa mentre Grenci ritrae dal vero il suo volto. La ripetizione di questo gesto genera una pratica lenta e condivisa, in cui il tempo diventa elemento costitutivo dell’opera.
Questo esercizio dà origine a una costellazione di disegni e dipinti, ciascuno teso alla somiglianza come filigrana di una vertigine umana e pittorica.
Accanto ai disegni e ai dipinti sopravvivono altre tracce: il diario scritto da Delbue subito dopo ogni posa, in cui la scrittura cristallizza immagini interiori, sensazioni epidermiche, percezioni sensoriali attraversate nell’immobilità prolungata e riprese video a camera fissa che ne documentano il momento, restituendo un archivio di volti in stasi illusoria.
L’allestimento suggerisce un effetto di densità: un mosaico di opere pittoriche si intreccia con video, audio, disegni e studi preparatori, costruendo un ambiente stratificato e immersivo. La mostra invita il visitatore a entrare in una dimensione di quiete, in cui il gesto si fa intimo, la posa si carica di significato e la pittura diventa un atto di nominazione.
Nel corpus presentato, la ricorrenza della figura e l’assiduità del gesto sembrano rivolgersi direttamente a chi osserva, instaurando una forma di confidenza che eccede la riflessione sul medium. Inserendosi nella storicità della posa dal vero, Questo silenzio intorno si pone in controtendenza rispetto alla progressiva sparizione della soggettività ritratta, assumendo come metodo una pratica condivisa, fondata sul tempo lungo e sulla reciprocità, capace di sospendere le concezioni abituali del pittore e della modella.
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