Nuova Galleria Morone presenta la mostra personale di Mathew McWilliams (Vancouver, Canada, 1973) a cura di Roberto Lacarbonara, dal titolo “Things As They Are”, un singolare dialogo con l’opera Concerto a quattro figure (1608-1610) del pittore barocco Antiveduto Gramatica (Roma, 1571-1626).
La ricerca artistica di Mathew McWilliams è caratterizzata da una profonda riflessione processuale e analitica della pittura. Un’indagine autoriflessiva, metalinguistica, con cui l’artista interroga le componenti primarie dell’esperienza estetica, da quelle formali e compositive che attengono al dipingere, a quelle percettive e sensibili che riguardano il vedere.
In occasione della prima mostra personale alla Nuova Galleria Morone, l’artista canadese – attento conoscitore dell’arte rinascimentale e barocca italiana, con particolare ascendente verso la matrice senese del primitivismo toscano – letteralmente opera sull’opera di Antiveduto Gramatica, con un procedimento che accosta l’analisi spaziale e formale a quella cromatica e tonalista, senza tuttavia tralasciare la profonda qualità “sentimentale”, emotiva e narrativa del dipinto secentesco.
Il dialogo intrapreso col Concerto a quattro figure (1608-1610) del Gramatica assume i connotati di uno studio strutturale dello spazio e della composizione pittorica, volto a intercettare le tensioni e i rapporti interni al quadro, quelli palesi e quelli latenti. McWilliams individua le linee di costruzione del dipinto (prospettive, gesti, oggetti, sguardi) per poi selezionare una singola linea con cui dividere in due parti la superficie della propria tela. Facendo ricorso a un colore “extrapittorico” (una miscela calibrata di inchiostri inkjet CMYK), l’artista dipinge, su due tele dello stesso formato, le due aree precedentemente individuate. In tal modo, le due nuove superfici appaiono l’una il complementare dell’altra. In seguito, fotografa le due tele e, per mezzo di una stampante a tamburo, stampa l’immagine fotografica della prima sulla seconda e viceversa, riversando su ognuna la riproduzione dell’altra.
Il supporto “originale” accoglie quindi l’immagine dell’altro soggetto, creando un legame indissolubile tra due unità che contengono l’una memoria dell’altra.
Operando con linee e campiture, ma incorporando anche fotografia, stampa e colori inkjet, McWilliams moltiplica e intreccia i registri linguistici, le tecniche e i media. Facendo del supporto (la tela) il soggetto dell’immagine fotografica, blocca il processo di serialità della fotografia. Inoltre, traducendo l’esperienza pittorica secentesca nella nostra più ordinaria e ricorrente fruizione dell’immagine, McWilliams analizza le forme di mediazione e mediatizzazione della visione, esplorandone le possibilità espressive, linguistiche e compositive.
Una ricerca che muove a ritroso dalla scomposizione dell’opera barocca per discutere la nostra fiducia verso quello che riteniamo originale oppure copia o manipolazione, e per indagare la relazione tra un oggetto e la sua immagine, tra un vissuto e il suo racconto. Fino a interrogarsi e comprendere la trama profonda della realtà, le strutture e le sue forze: le cose come sono.
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