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Antonio Scaccabarozzi

Antonio Scaccabarozzi nasce il 17 Aprile 1936 a Merate, un piccolo paesino nel Lecchese da una famiglia modesta.
Cresce sviluppando un profondo interesse per l’arte intesa come sperimentazione e ricerca continua.

Spinto da esigenze familiari e con il desiderio di studiare l’arte, nel 1951, all’età di quindici anni arriva a Milano, per lavorare come apprendista fotolitografo. Nonostante l’impiego sia molto impegnativo e faticoso, Scaccabarozzi continua a coltivare la propria passione per l’arte, iscrivendosi alla Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, nella sezione di pittura con il il professor Francesco Fedeli.
Stringerà una profonda amicizia con il suo compagno di studi Anchise Roncato con il quale intraprendono un viaggio a Parigi dopo aver ottenuto nel 1959 il diploma.
A Parigi si fermerà con l’amico Anchise per cinque anni, lavorando come scenografo teatrale.

Grazie ad alcuni lavori di restauro per membri dell’alta società della città, Antonio può permettersi di viaggiare visitando alcuni dei grandi musei europei. In questi, ha modo di conoscere e studiare da vicino le opere di Picasso e Mondrian. La sua continua sete di conoscenza e di ricerca lo porta a distaccarsi dal settore della decorazione e dai suoi più cari amici e compagni, i quali decidono di continuare la loro carriera. In seguito ad una lunga serie di viaggi che lo portano a Londra, in Olanda e in Spagna torna a Milano dove abita per un breve periodo in via Brera e in seguito al Quartiere delle Botteghe a Sesto San Giovanni e lavora in parallelo con grandi artisti appartenenti all’ambiente dell’Accademia di Brera negli anni ’60. A questi anni risalgono i lavori che indagano la tematica dell’equilibrio statico-dinamico con chiari riferimenti al Neoplasticismo. Una delle caratteristiche peculiari di Antonio, ben visibile già in questi anni, è quella di creare il massimo delle interrogazioni nello spettatore utilizzando sempre il minimo.

La continua ricerca di Scaccabarozzi verso una purezza essenziale, porta l’artista ad analizzare come la luce formi e influenzi i volumi, le geometrie e le superfici. Sono gli anni 70, il periodo in cui nascono gli Strutturali, realizzati attraverso l’ausilio di un martello e fustella su tela bianca, creando una successione geometrica di cerchietti in rilievo i quali creano proiezioni luminose che contribuiscono a scandire ritmicamente il quadro.

Negli stessi anni inizia il ciclo di lavori chiamato Prevalenze, punti dipinti disposti sulla tela seguendo un ragionamento matematico. All’estrema semplicità della lettura estetica corrisponde un contenuto complesso.
In quel periodo incontra Antonio Calderara, grazie a cui potrà esporre molte delle sue opere all’estero, in modo particolare in Svizzera e in Germania.

Gli anni 70 si concludono con la decisione di Antonio di tornare a Merate dove incoraggia Giorgio Casati a fondare un galleria di respiro internazionale: Lo Studio Casati.

Negli anni 80 la dedizione alla pura razionalità lascia spazio ai risultati imprevedibili delle misurazioni: i frammenti di pigmento vengono pesati, viene misurata la quantità di colore iniettata nella tela (Iniezioni) e l’acqua colorata in cui viene immersa una stoffa. Il periodo delle misurazioni si esaurisce liberandosi da ogni schema prestabilito lasciando la scena alle Quantità libere: colore steso su varie superfici; qui pende inizio il suo grande rapporto con i fogli di polietilene.
Le Quantità portano Scaccabarozzi a intraprendere una strada libera dalle principali correnti artistiche di quelli anni.

Nel 95 le Quantità perdono il supporto per diventare Essenziali: colore e colla che formano un corpo unico.
Ma anche la pittura sui fogli di polietilene sparisce e i fogli di plastica da supporto diventano l’opera stessa.Questi fogli attivano lo spazio instaurandovi una relazione diretta tra spettatore e ambiente circostante, tra presenza, assenza della materia, trasparenza e opacità.

I lavori degli anni 80 e 90 vengono apprezzati sopratutto in Germania dove vengono esposti.
Nel 2000 Scaccabarozzi che si ritiene sempre e comunque pittore ritorna a tecniche tradizionali di stesura di colore. Affascinato dalle letture su Leonardo da Vinci crea le opere del cicloVelature, colore a olio su tela.
Una mostra intera a Basilea, è dedicata al “Giallo di Napoli Rosato”, colore-ricordo di uno zio che dipingeva nuvole dello stesso colore.
La vita di Antonio Scaccabarozzi viene interrotta nell’agosto 2008 a causa di un incidente stradale.