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ARGAN39 | Mitra Azar

La Nuova Galleria Morone presenta nello spazio della Project Room, ARGAN39 la prima versione installativa di un progetto a lungo termine che l’artista Mitra Azar ha intrapreso sulla storia mineraria di una zona della Sardegna, vista attraverso l’archivio fotografico di famiglia ed i luoghi in cui le immagini che compongono l’archivio sono state scattate.
Il progetto installativo confronta l’interesse dell’artista per la pratica eretica dell’archivio con il lavoro fotografico del proprio nonno e bis-nonno, i fotografi che documentano l’esplosione dell’industria mineraria nel Sulcis Iglesiente, nel Sud-Ovest della Sardegna, dalla fine del 1800 sino alla fine del fascismo – all’epoca uno dei centri industriali e produttivi più importante d’Europa, ora una delle regioni più depresse d’Italia. L’archivio Pizzetti costituisce l’archivio fotografico minerario piú importante dell’isola scattato dalla prima attività commerciale di fotografia locale. Ernesto Pizzetti viaggia in Sardegna da Firenze con i fratelli Alinari – i fondatori della famosa scuola Alinari e dell’omonimo archivio – per un progetto fotografico sulla crescente industrializzazione sarda; durante il viaggio si innamora, e decide di fermarsi in Sardegna e continuare la sua attività fotografica nell’isola.
Mitra Azar approccia l’archivio fotografico in rapporto alla materia “pietra” ed al suo processo di trasformazione tecnologica, proponendo una riflessione geologica sulla memoria. La memoria preistorica della pietra subisce una trasformazione tecnologica che dalla pietra estrae i materiali indispensabili (per esempio argento e silicio) per la costruzione di protesi oculo-centriche (dagli occhiali da vista sino alle macchine fotografiche analogiche e digitali) destinate ad archiviare la memoria su supporti esterni di vario genere. L’ultima miniera ancora attiva della zona dispone di pozzi di 400 metri di profondità, e si trasforma in luogo di ricerca nel campo della fisica nucleare per la produzione di un particolare isotopo dell’Argan, l’Argan39, particolarmente adatto per investigare la materia nera dell’universo. In questo senso, da materia industrializzata, la pietra ritorna vicina alle proprie radici cosmologiche, e da principio di conversione tecnologica della memoria umana, ritorna memoria cosmogonica.
L’artista visita i luoghi nei quali alcune delle fotografie dell’archivio sono state scattate e li racconta prevalentemente attraverso una ricognizione visiva aerea, come sorvolando i luoghi devastati da una guerra – al contempo evocando la presenza eterea sia dei fotografi Pizzetti sia della forza umana necessaria all’industria mineraria. Inoltre, l’artista espone per la prima volta alcuni degli artefatti originali nel tentativo di ricostruire collettivamente il senso profondo di un secolo di immagini e di un archivio di circa cinquecentomila scatti – archivio che é andato quasi completamente distrutto. L’installazione propone di guardare alla materialità dei processi di esteriorizzazione della memoria e dello sguardo, e genera un corto-circuito di temporalità geologiche e tecnologiche che immerge lo spettatore nel luogo stesso della formazione della memoria.
Mitra Azar è un giovane artista dalla formazione eclettica. Dopo gli studi di filosofia e di cinema ha continuato la sua ricerca nella direzione del film documentario, della fotografia, della videoinstallazione (anche interattiva), della poesia. Ha scritto diversi articoli su alcune delle filosofie francesi contemporanee, sul cinema e sul ruolo dei nuovi media nella società attuale. Ha fatto ricerca in Francia, tra Parigi e Lione, e ad Istanbul (Turchia).

INAUGURAZIONE:
20 marzo 2018
DATE:
20.03 | 04.05.2018
ARTISTA:
MITRA AZAR
Category:
Passata, Project Room