Meridiani e paralleli è il titolo della prima mostra personale di Roberto Rizzo, curata da Angela Madesani.
Roberto Rizzo (1967) è un pittore nel senso più articolato del termine, al di là delle facili e comode etichette di “figurativo” o “astratto”. La sua ricerca, che prende il via a metà degli anni Ottanta, si pone sin dall’inizio in relazione dialettica con quanto lo circonda, ma anche con la storia dell’arte. La sua è una riflessione profonda, una presa di posizione complessa nei confronti di un panorama artistico sempre più compiacente. Viviamo in una situazione di consumismo esasperato, non solo in senso economico. La nostra è un’epoca inflazionata dalle immagini, che perdono, il più delle volte, di significato.
Rizzo si pone sul cammino dei Fontana, dei Burri, dei Castellani, dei Lo Savio, artisti d’avanguardia consci della storia che li aveva preceduti. Come per loro, anche per lui, fare pittura significa porsi in maniera, appunto, cosciente all’interno di una prospettiva storica.
«La mia posizione non rimpiange i dogmatismi della forma moderna ma considera che qualunque tipo di pensiero, per sopravvivere e costruire cultura, debba necessariamente essere veicolato da una forma».
La volontà di Roberto Rizzo non è quella di proporre un punto di vista assoluto, ma, piuttosto, di rivendicare la legittima volontà da parte dell’arte di ricercare l’assoluto.
Le sue opere si pongono in relazione dialettica con lo spazio. Sono tavole con gli angoli arrotondati e i lati smussati. Hanno la stessa funzione della cornice nei quadri del passato, svolgono un ruolo di mediazione tra interno ed esterno con e nella pittura.
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